Categoria: moda

  • Dolce & Gabbana Alta Moda 2025 a Roma: trionfo papale tra oro, croci e Rinascimento barocco alla sfilata Uomo



    La sfilata Alta Moda 2025 di Dolce & Gabbana a Roma è un omaggio sontuoso alla Roma papale rinascimentale: velluti, ori, croci gioiello e scenari mozzafiato tra Castel Sant’Angelo e la Città Eterna.


    Dolce & Gabbana Alta Moda 2025 a Roma: trionfo papale tra oro, croci e Rinascimento barocco

    Un evento che celebra la magnificenza della Roma eterna

    Nel luglio 2025, Roma ha ospitato uno degli eventi di moda più scenografici e iconici degli ultimi anni: la sfilata Alta Moda di Dolce & Gabbana. Il duo creativo ha trasformato la città in un palcoscenico sacro e sontuoso, dove la moda ha incontrato la spiritualità, l’arte rinascimentale e l’oro del potere ecclesiastico.

    La scelta della capitale non è casuale: dopo Venezia, Firenze, Siracusa e Alberobello, la maison punta tutto sul cuore simbolico d’Italia. E lo fa mettendo in scena una narrazione visiva che riecheggia la grande bellezza italiana, ma con un tocco teatrale che solo Domenico Dolce e Stefano Gabbana sanno osare.


    Castel Sant’Angelo: una passerella sospesa tra potere e fede

    La sfilata si è svolta di fronte a Castel Sant’Angelo, in uno scenario che fonde arte, storia e visione contemporanea. L’antico mausoleo imperiale, poi trasformato in fortezza papale, è diventato il fondale di un défilé che sembrava un rito.

    Il ponte Sant’Angelo, le statue barocche, le luci calde del tramonto romano: tutto ha contribuito a creare un’atmosfera mistica e sontuosa. Era come se il passato avesse ripreso vita in una forma più dorata, più vellutata, più esageratamente bella.


    Abiti da cardinali rinascimentali: quando la moda si fa potere simbolico

    La collezione Alta Moda 2025 ha portato in passerella abiti che sembravano usciti dai ritratti di papi, cardinali e nobildonne del ‘500. Ma non era una semplice ricostruzione storica: era un’interpretazione artistica, teatrale, eppure profondamente rispettosa dei codici culturali italiani.

    I colori dominanti? Bordeaux papale, oro zecchino, porpora cardinalizia, nero profondo, avorio e blu oltremare.
    Le stoffe? Velluti operati, sete damascate, broccati fiorentini, pizzi antichi, tutti lavorati a mano.
    Gli accessori? Croci gioiello, corone, tiare, collari ecclesiastici in oro massiccio, ricoperti di pietre preziose.

    Ogni abito era una dichiarazione d’intenti: vestire una donna o un uomo come fosse un pontefice laico, un sovrano del gusto, una reliquia viva del lusso italiano.


    Una messa laica in cui il corpo è sacro

    Non mancavano richiami alla ritualità religiosa. Le modelle e i modelli sembravano usciti da una liturgia rinascimentale. Le silhouette erano solenni, avvolgenti, maestose. Il corpo, più che esibito, veniva incoronato, quasi beatificato.

    Eppure nulla è stato irriverente: Dolce & Gabbana non hanno mai scimmiottato la religione, ma hanno evocato il senso del sacro che permea l’identità italiana. Il risultato? Un rito di moda che ha reso omaggio al potere estetico del Vaticano, ma anche alla forza iconica della Roma eterna.


    Il Rinascimento rivive con uno sguardo al futuro

    Nonostante i riferimenti al passato, la collezione non era nostalgica. Dolce & Gabbana hanno saputo tradurre l’eredità visiva del Rinascimento in un linguaggio visivo ultramoderno, grazie a:

    • dettagli hi-tech nei ricami laser-cut,
    • applicazioni 3D su tessuti antichi,
    • e un lavoro maniacale sulle strutture architettoniche degli abiti.

    Era una collezione barocca e digitale al tempo stesso, dove il peso della storia si fondeva con la leggerezza del futuro. Una visione che guarda avanti senza dimenticare da dove veniamo.


    Croci, simboli e gioielli: la nuova spiritualità secondo D&G

    Uno degli elementi più iconici della sfilata è stata la presenza massiccia di croci gioiello. Non semplici accessori, ma vere sculture portabili, simboli ambigui di fede e potere, spiritualità e ostentazione.

    In un mondo in cui tutto è frammentato, Dolce & Gabbana sembrano voler restituire simboli forti, leggibili, condivisi, anche se ridisegnati secondo i codici dell’alta moda. È come se stessero cercando una nuova spiritualità estetica, dove il lusso diventa forma di devozione.


    Un parterre stellare e social

    L’evento è stato trasmesso in diretta su Instagram, raggiungendo centinaia di migliaia di spettatori. Tra gli invitati, star del cinema, della musica e dell’alta società internazionale. Presenti influencer, editor e buyer da tutto il mondo, pronti a documentare ogni istante con smartphone alla mano.

    L’hashtag ufficiale #DGAltaModaRoma è balzato in tendenza su X e Instagram, mentre Vogue, Harper’s Bazaar e Vanity Fair hanno dedicato ampi spazi all’evento.


    Dolce & Gabbana e l’arte di raccontare l’Italia

    Ancora una volta, la maison italiana ha dimostrato di essere molto più di un marchio: è un laboratorio culturale, un’azienda narrativa che produce immagini, emozioni e sogni legati al nostro immaginario collettivo.

    Non è un caso che ogni loro sfilata sia ambientata in una città diversa: ogni evento è una dichiarazione d’amore per l’Italia, con le sue contraddizioni, le sue bellezze, i suoi simboli. E Roma, in questo senso, è il cuore pulsante dell’intero progetto.


    Conclusione: quando la moda diventa rito

    La sfilata Alta Moda 2025 di Dolce & Gabbana a Roma non è stata solo un evento fashion: è stata una liturgia laica della bellezza, una celebrazione visiva della nostra identità culturale, una messa in scena sontuosa dove ogni dettaglio – dal velluto al crocifisso – aveva un significato.

    In un tempo confuso, pieno di stimoli effimeri, Dolce & Gabbana hanno risposto con immagini potenti, simboli eterni, e l’orgoglio di una tradizione che sa ancora innovare.


    Fonti e link utili:


    Per leggere gli altri articoli gztime.it

  • Anna Wintour lascia Vogue America dopo 37 anni di leadership leggendaria



    Anna Wintour lascia Vogue America dopo 37 anni di leadership leggendaria e iconica. Scopri le ragioni del suo addio, l’impatto sull’industria della moda chi la sostituirà e cosa cambierà per Vogue.

    Anna Wintour lascia Vogue America: fine di un’epoca leggendaria

    Anna Wintour lascia Vogue America e con lei si chiude uno dei capitoli più iconici della storia della moda e dell’editoria contemporanea. Dopo oltre 37 anni alla guida della più influente rivista fashion del mondo, l’annuncio del suo addio ha scosso l’intero settore. Più che una semplice uscita di scena, la decisione segna un passaggio storico, destinato a trasformare profondamente l’identità stessa di Vogue e la sua influenza nel panorama culturale globale.

    Ma cosa ha portato a questa svolta? E, soprattutto, cosa succede ora?

    Una carriera straordinaria: chi è davvero Anna Wintour?

    Nata a Londra nel 1949, Anna Wintour ha iniziato la sua carriera negli anni ’70 nel giornalismo di moda, per poi affermarsi rapidamente come una delle menti più brillanti del settore. Dopo aver lavorato per varie edizioni di Vogue, approda alla direzione della sede americana nel 1988. Da quel momento in poi, la rivista cambia volto: più audace, più visiva, più influente.

    Con il suo celebre caschetto e gli immancabili occhiali da sole, Wintour diventa non solo un simbolo di stile, ma anche un’autorità culturale e sociale. Non a caso, il personaggio interpretato da Meryl Streep in Il diavolo veste Prada è chiaramente ispirato a lei.

    I numeri della sua leadership
    • 37 anni alla guida di Vogue America
    • Oltre 400 copertine curate personalmente
    • Più di 3000 editoriali di moda
    • Collaborazioni con le più grandi icone fashion: da Karl Lagerfeld a Rihanna

    Sotto la sua direzione, Vogue ha affrontato transizioni complesse come la crisi dell’editoria cartacea, l’esplosione del digitale, il #MeToo e le crescenti richieste di inclusività. Sempre con una visione lucida e spesso anticipatrice.

    Fonte: Anna Wintour – Wikipedia

    Perché Anna Wintour lascia Vogue America?

    L’ufficialità dell’addio è arrivata con una nota di Condé Nast, che ringrazia Wintour per “aver trasformato Vogue in un fenomeno globale”. Tuttavia, le ragioni dietro la sua uscita sono più articolate.

    1. Ciclo naturale di rinnovamento

    Dopo tre decenni di guida, è naturale che un’organizzazione così grande senta la necessità di rigenerarsi. Condé Nast sta infatti portando avanti una strategia di trasformazione digitale e di apertura verso nuove voci, generazioni e sensibilità.

    1. Transizione culturale

    Negli ultimi anni, le pressioni verso una maggiore rappresentanza di genere, etnia e stili di vita nella moda hanno messo in discussione i modelli tradizionali. Sebbene Wintour abbia avviato alcune aperture (come la copertina con Kamala Harris o l’inclusione di modelle curvy), per molti serviva un cambio più radicale.

    1. Nuove sfide personali

    Secondo fonti vicine alla direttrice, Anna Wintour vorrebbe concentrarsi su attività filantropiche e culturali, in particolare nel mondo delle arti visive e dell’educazione. Il suo ruolo all’interno del Met Gala e del Metropolitan Museum continuerà, con ancora più centralità.

    Le reazioni del fashion system

    L’industria ha risposto con una valanga di tributi. Designer, modelle, editor e celebrità hanno condiviso ricordi, emozioni e ringraziamenti. Donatella Versace ha scritto:

    “Senza Anna, la moda non avrebbe avuto la stessa forza narrativa. È stata più di una direttrice: è stata una regina.”

    Anche figure emergenti, come Zendaya e Timothée Chalamet, hanno espresso gratitudine per il suo sostegno alle nuove generazioni. Wintour è infatti stata tra le prime a dare spazio a volti giovani e voci non convenzionali.

    Cosa succede ora: chi sarà il/la successore?

    Il nome più citato è Edward Enninful, attuale direttore di British Vogue, noto per il suo stile editoriale inclusivo, pop e progressista. Enninful ha portato a Londra una rivoluzione di linguaggio e immagine, puntando su copertine con volti afrodiscendenti, non-binary, attivisti e outsider.

    Altri nomi in lizza includono:
    • Chioma Nnadi (già co-direttrice dell’edizione UK)
    • Sally Singer, ex direttrice creativa digitale
    • Un possibile ritorno alla leadership USA di un outsider del mondo tech o media digitali

    La direzione che prenderà Condé Nast determinerà il tono del futuro Vogue: più globale? Più giovane? Più interattivo?

    Il futuro di Vogue America senza Wintour

    Senza la guida di Anna Wintour, Vogue America si trova davanti a una grande sfida: rimanere rilevante in un panorama dove influencer, TikTok e newsletter hanno in parte sostituito le riviste patinate.

    Le parole chiave del nuovo corso potrebbero essere:
    • Diversità editoriale: nuovi autori, nuove rubriche, più rappresentanza
    • Interazione social: maggiore coinvolgimento del pubblico attraverso eventi, live, reels e piattaforme emergenti
    • Modelli di business alternativi: da contenuti a pagamento a collaborazioni con brand moda-tech

    Certo è che il marchio Vogue ha ancora una forza enorme e, con la giusta guida, potrebbe aprire un nuovo ciclo altrettanto iconico.

    L’eredità di Anna Wintour

    È impossibile sintetizzare l’impatto di Anna Wintour in poche righe. Oltre alla direzione editoriale, ha:
    • Lanciato carriere: da Marc Jacobs a Alexander McQueen
    • Ridefinito il concetto di “fashion influencer” ben prima dei social
    • Contribuito alla politicizzazione della moda, sostenendo Hillary Clinton, Barack Obama e l’agenda green

    La sua presenza era, per molti, una garanzia di autorevolezza. Il suo silenzio, temuto. Il suo consenso, determinante.

    Conclusione

    Anna Wintour lascia Vogue America e lascia dietro di sé un impero, ma anche una sfida: reinventare la moda per un mondo che cambia velocemente. Il suo addio è il simbolo di un passaggio di testimone, necessario e forse auspicabile, in un’industria che oggi ha bisogno di parlare a pubblici nuovi con parole e immagini nuove.

    Ma una cosa è certa: Anna Wintour resterà nella storia della moda come una delle figure più influenti e carismatiche del nostro tempo. La sua eredità continuerà a ispirare, dividere e far parlare per molti anni ancora.

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