Can Yaman, in tv con Sandokan: ho perso 10 chili, lavoro 16 ore al giorno e voglio lasciare il ruolo del bello da copertina

Da avvocato a pirata: la (quasi) incredibile metamorfosi di Can Yaman

Quando pensi a Sandokan, ti vengono in mente foreste, rotte esotiche, battaglie navali e la figura del pirata che ha infiammato l’immaginario di generazioni. Oggi, quel ruolo — leggendario e carico di mito — viene interpretato da Can Yaman, attore turco che ha scelto di abbandonare la carriera da avvocato per conquistare il mondo dello spettacolo. Nella recente intervista per “sette” del Corriere della Sera, Yaman racconta il suo percorso, la trasformazione fisica e mentale e la voglia di scrollarsi di dosso l’immagine del “bello da copertina”. 

La sua è una storia che sembra uscita da un romanzo: dopo una laurea in Giurisprudenza, un lavoro come consulente nella prestigiosa società di revisione Price Waterhouse Coopers ad Istanbul, e un futuro apparentemente già scritto, la svolta improvvisa durante un matrimonio a Mosca. Notato per la sua presenza, viene invitato a fare un provino. Una piccola parte in una fiction turca: il primo, timido passo verso un mondo completamente diverso. E da lì, un destino che lo conduce dritto a Mompracem. 

Un Sandokan reinventato — ma pronto a combattere per la libertà

La nuova versione di Sandokan — firmata da Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction — punta a rinnovare il mito. Dopo mezzo secolo dal celebre sceneggiato tv del 1976 con Kabir Bedi, arriva un progetto internazionale: 8 episodi, cast globale e ambientazioni esotiche che ricreano il Borneo nel Lazio, in Calabria e in Toscana. Il risultato è una serie pensata per viaggiare ovunque, non solo nell’Italia nostalgica degli anni ’70. 

Per Yaman, non si tratta solo di vestire una celebre pelle: «Sandokan è un combattente con il sorriso, un Robin Hood dei mari, con una spiritualità forte», dichiara durante l’intervista.    Questo Sandokan, spiega l’attore, non è un eroe muscolare senza sfumature, ma un “uomo con fragilità”, capace di evolversi episodio dopo episodio — un viaggio non solo geografico, ma interiore. 

Preparazione da atleta e cuore da artista

Interpretare un personaggio come Sandokan non è mai una sfida da poco — e per Yaman la sfida è diventata totale. Per calarsi nel ruolo ha perso 10 chili, seguito un allenamento intenso, preso lezioni di equitazione e studiato a fondo la saga originale (scritta dal maestro dell’avventura, Emilio Salgari), oltre ad affrontare sequenze in acqua, combattimenti e uno stile di recitazione che unisce mitologia, romanticismo e violenza. 

Il set — racconta — non è stato privo di difficoltà: in una scena con una canoa e un’esplosione, il costume di scena gli si è “aperto come una vela” e lo ha avvolto, facendolo sentire intrappolato sott’acqua. Solo grazie al tempestivo intervento del regista — che stava girando sott’acqua — è riuscito a salvarsi. Un episodio che dimostra quanto la realizzazione di questo progetto sia stata intensa, rischiosa e assolutamente fuori dai cliché di una fiction romantica. 

Yaman non nasconde la fatica, la disciplina e la dedizione che hanno accompagnato i mesi di pre-produzione, ma afferma con forza: non voglio essere ricordato solo per il fascino. Vuole dimostrare di essere un attore capace di profondità e di dare anima a un’icona della cultura pop. 

Nuova vita in Italia, ma le radici restano

Classe 1989, nato a Suadiye (Istanbul), con origini turche e kosovare, Yaman racconta di aver studiato in un liceo italiano e inglese — scelta della madre convinta dell’importanza di un’educazione internazionale. Dopo il trasferimento in Italia nel 2021, la sua carriera ha preso una piega decisiva. Il successo delle soap turche trasmesse su Canale 5 (come Day Dreamer – Le ali del sogno e Bittersweet – Ingredienti d’amore) lo hanno fatto conoscere al pubblico italiano, preparando il terreno per il grande salto verso Sandokan. 

Ma non è stato solo un cambiamento professionale: trasferirsi, adattarsi, imparare una nuova lingua, gestire la popolarità e le aspettative. Yaman confessa che la bellezza — che in principio è stata un vantaggio — è diventata un peso, una responsabilità. Con le fan, con i media, con sé stesso. 

Il desiderio di uscire dall’etichetta del sex symbol

Per anni è stato “il tipo da copertina”, l’attore dalle mani perfette e dallo sguardo magnetico. Ma oggi sembra voler voltare pagina. «Sono stufo di interpretare il ruolo del figo che piace alle donne», rivela nell’intervista al Corriere. Un’affermazione forte, che rivela un desiderio — o forse un’esigenza — di evoluzione. 

E non è un caso che abbia confessato il suo sogno di interpretare una commedia in cui il protagonista è un tipo sfortunato con le donne — insomma, l’esatto opposto di quanto molti gli hanno sempre attribuito. Vuole mettersi alla prova, osare, rischiare. E forse, ispirato da Sandokan, vuole lasciarsi alle spalle la superficialità e abbracciare la profondità. 

Una scommessa con il passato — e un debito con la memoria

La nuova serie non è solo un remake: è un modo per riattualizzare un mito, per dare a un personaggio nato nel romanzo ottocentesco una voce nel XXI secolo. Come sottolineato dalla produzione, il reboot mira non solo ad avventura e azione, ma anche a temi universali come la libertà, l’identità e la giustizia. 

Per Yaman, interpretare Sandokan non è solo un lavoro: è un privilegio. In un mondo in cui le serie si consumano e scompaiono rapidamente, lui sembra voler lasciare un segno, una nuova versione di Mompracem per i tempi moderni. 

Conclusione: un pirata per i nostri tempi

Con questa intervista, Can Yaman ci mostra un lato nuovo di sé: non più solo l’attore bello da cartolina, ma un artista che ha scelto la disciplina, la passione, il sacrificio per dare vita a un personaggio leggendario. Un uomo che ha rinunciato a certezze, a una carriera stabile, per imbarcarsi — letteralmente — verso l’ignoto.

La sua interpretazione di Sandokan è una scommessa: con il passato, con la nostalgia, con le aspettative. Ma soprattutto — e questo forse è l’aspetto più interessante per chi, come te, lavora nella divulgazione culturale — con l’idea di un eroe che, in un mondo complesso e diviso, crede nella libertà, nella giustizia e nella possibilità di cambiare.

In un’epoca in cui i miti si consumano in fretta, questa nuova versione di Sandokan potrebbe riconsegnarci qualcosa di prezioso: l’idea del coraggio, dell’onore, della rivolta — ma con la consapevolezza, la fragilità e l’umanità di oggi.

🔗 Link utili

  • Per leggere l’intervista originale: l’articolo del “sette” su Corriere — Can Yaman: «Per diventare Sandokan ho perso 10 chili…»  
  • Per approfondire la genesi della serie e il background produttivo: articolo ANSA su Sandokan 2025  

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