Masaniello: la rivolta del pescivendolo che infiammò Napoli nel 1647

 Masaniello: la rivolta del pescivendolo che infiammò Napoli nel 1647

Nel luglio del 1647, Napoli fu teatro di una delle rivolte popolari più clamorose della sua storia. A guidarla non fu un nobile né un militare, ma un giovane pescivendolo del popolare quartiere del Mercato: **Tommaso Aniello**, detto **Masaniello**. La sua figura divenne il simbolo della resistenza del popolo contro le vessazioni del governo spagnolo. Ma chi era davvero Masaniello, e cosa accadde in quei giorni di fuoco?

Contesto storico: Napoli sotto il dominio spagnolo

Una città affollata e oppressa

Nel Seicento, Napoli era una delle città più popolose d’Europa, con oltre 300.000 abitanti. Ma la sua crescita demografica cozzava con una struttura sociale profondamente iniqua. Governata da un viceré spagnolo in nome del re Filippo IV, la città era soffocata da un sistema fiscale che colpiva duramente i ceti più bassi: tasse su pane, vino, frutta, pesce e beni di prima necessità pesavano su artigiani, venditori ambulanti e contadini.

Mentre l’aristocrazia viveva nel lusso e nell’esenzione fiscale, il popolo era strangolato da una pressione insostenibile, acuita dal contesto internazionale: la Spagna, coinvolta in numerose guerre, cercava denaro ovunque potesse trovarlo, specialmente nei territori del sud Italia.

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Chi era Masaniello?

Un pescivendolo figlio del popolo

Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, nacque a Napoli il 29 giugno 1620, in una casa modesta nei pressi di Piazza Mercato. Figlio di un pescatore amalfitano e di una donna del popolo, Masaniello crebbe tra il banco del pesce e la dura realtà delle gabelle. Le sue giornate erano scandite dalle urla del mercato e dai controlli fiscali dei gabellieri.

Il suo odio per le tasse ingiuste divenne personale nel 1646, quando la moglie Bernardina venne arrestata per aver acquistato farina di contrabbando. Da quel momento, la rabbia di Masaniello iniziò a trasformarsi in una coscienza politica.

 La scintilla: la rivolta del 7 luglio 1647

Una tassa sulla frutta scatena l’inferno

Il 7 luglio 1647, la protesta scoppiò quando gli ortolani di Pozzuoli si rifiutarono di pagare la nuova tassa sulla frutta. Le tensioni esplosero in **Piazza Mercato**, dove Masaniello incitò la folla a ribellarsi. In poco tempo, Napoli si sollevò: furono assaltati palazzi nobiliari, bruciati gli archivi fiscali, liberati i prigionieri. Le urla della folla erano chiare:
**“Viva il re di Spagna, muoia il malgoverno!”**

Pur non mettendo in discussione la figura del re, la rabbia era tutta diretta verso l’amministrazione locale corrotta e vessatoria.

[Approfondisci la rivolta → Focus.it](https://www.focus.it/cultura/storia/masaniello-guevara-napoletano)

L’ascesa: Masaniello, capitano del popolo

Un leader improvvisato ma carismatico

In pochi giorni, Masaniello fu riconosciuto come **capitano generale del popolo**. Ricevette il sostegno non solo dei lazzari (i popolani più poveri), ma anche dei mercanti danneggiati dalle politiche fiscali.

Accanto a lui agiva un altro personaggio chiave: **Giulio Genoino**, anziano giurista, ex sacerdote e difensore delle classi popolari. Fu lui a scrivere le richieste del popolo e a trattare con il viceré Rodrigo Ponce de León, conte di Arcos.

Il 13 luglio, il viceré accettò le condizioni: abolizione delle tasse più odiose, garanzie per i poveri, rappresentanza più equa nei seggi cittadini. Una vittoria storica.

 Il declino: follia, isolamento e assassinio

 Dal trionfo alla tragedia

Pochi giorni dopo il trattato, qualcosa cambiò. Masaniell iniziò a comportarsi in modo erratico, accusando traditori ovunque, pronunciando discorsi confusi, minacciando alleati e nemici. Forse era stremato, forse impaurito, forse drogato o avvelenato.

Il 16 luglio, fu arrestato e portato nel convento di San Lorenzo Maggiore. Lì fu assassinato da sicari su mandato oscuro: alcuni parlano dei nobili, altri del viceré, altri ancora di una vendetta interna. Aveva 27 anni.

Il suo corpo fu gettato nella fossa comune, ma il popolo, pentito, lo reclamò: **Napoli gli rese un funerale solenne**, seppellendolo nella Basilica del Carmine.

[Leggi di più sulla Basilica del Carmine →](https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_santuario_di_Santa_Maria_del_Carmine_Maggiore)

Dopo Masaniello: la Repubblica e il ritorno degli spagnoli

 Un sogno breve

Dopo la sua morte, la rivolta continuò sotto nuovi leader. Nel dicembre 1647 fu proclamata una **Repubblica Napoletana** con l’aiuto dei francesi e del duca di Guisa. Ma l’esperimento durò pochi mesi. Gli spagnoli riconquistarono la città nel 1648 e restaurarono l’ordine monarchico.

L’eredità di Masaniello

Eroe popolare o burattino?

Nel tempo, Masaniell è stato letto in modi opposti:

* **Nel Settecento**, fu celebrato come precursore della giustizia sociale e del popolo sovrano.
* **Nel Risorgimento**, fu mitizzato come patriota ante litteram.
* **Per gli storici più critici**, fu un personaggio manipolato da poteri maggiori, incapace di visione politica.

Il linguaggio comune conserva l’espressione **“fare il Masaniell”**, riferita a chi agisce in modo impulsivo e agitato. Ma è una semplificazione: Masaniell fu molto di più.

 Masaniello oggi

Un simbolo ancora vivo

Oggi, la sua figura è ricordata a Napoli con una statua nel quartiere Mercato e con opere teatrali, canzoni e riferimenti culturali. Nel 2020, per i 400 anni dalla nascita, sono stati organizzati eventi e mostre per riscoprire la sua figura.

Masaniello rappresenta il volto popolare di una città che, tra contraddizioni e passioni, ha sempre saputo ribellarsi all’ingiustizia.

Link utili per approfondire

* [Masaniello – Enciclopedia Britannica](https://www.britannica.com/biography/Masaniello)
* [La rivolta del 1647 – Wikipedia](https://it.wikipedia.org/wiki/Masaniello)
* [Articolo Focus.it sulla vera storia di Masaniello](https://www.focus.it/cultura/storia/masaniello-guevara-napoletano)

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