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  • “Dentro The Tiger: Gucci svela il lato oscuro della sua famiglia glamour”


    Con The Tiger, Gucci porta sullo schermo la sua collezione “La Famiglia”: un corto visionario firmato da Spike Jonze e Halina Reijn che trasforma archetipi di stile in personaggi vive e complessi. Scopri backstage, filosofia creativa e il montaggio tra moda e cinema.


    Nella cornice scintillante della Milano Fashion Week, Gucci ha deciso di fare molto più che mostrare capi nuovi: ha presentato The Tiger, un cortometraggio immersivo scritto e diretto da Spike Jonze e Halina Reijn. Non è solo una passerella immaginata, è un racconto che porta gli archetipi della sua collezione “La Famiglia” a espandersi in personaggi dotati di voce e carne, tensioni, segreti.


    La genesi del progetto

    Quando Gucci ha scelto Demna come direttore creativo, la sua collezione “La Famiglia” è stata svelata in modo sorprendente, quasi istantaneamente via social media, solo poche ore prima dell’evento. (Vanity Fair) Il film è nato come estensione visiva di questa idea: gli stessi archetipi introdotti dal lookbook — la Principessa, l’Erede, il Maecenas, lo Snob — dovevano diventare persone reali, con corpi, voci, gesti.

    Spike Jonze ha raccontato che l’input originale è arrivato da Demna: una matriarca che festeggia il suo compleanno, molti ospiti illustri, figli, invitati d’onore. Ma quella che doveva essere una festa ideale si trasforma in un incubo – un sogno lucido che implode sotto la superficie dell’apparenza glamour. (Vanity Fair)


    Il cast: una costellazione di volti

    Per incarnare questi personaggi elaborati Gucci ha scelto un cast d’eccezione: Demi Moore, Edward Norton, Ed Harris, Elliot Page, Keke Palmer, Alia Shawkat, Julianne Nicholson, Heather Lawless, Ronny Chieng, Kendall Jenner, Alex Consani. (Vanity Fair)
    Il personaggio centrale è l’Erede della Maison: Demi Moore interpreta la “Head of Gucci International”, una donna potente ma al tempo stesso vulnerabile, che vorrebbe celebrare il suo compleanno circondata da affetti, ma scopre che nulla è come appare. (Vanity Fair)


    Estetica, sceneggiatura, musica

    Lookbook, costumi, estetica

    Demna aveva già definito in anticipo i nomi e i ruoli archetipici dei modelli nel lookbook: nomi italiani, figure tratteggianti, ognuna con un carattere molto preciso. Jonze ha ricevuto queste immagini e le descrizioni dei personaggi come base. Costumi elaborati, dettagli sartoriali, ricami, pietre, ricchezza di tessuti: tutto progettato per dare spessore visivo ai personaggi, per farli respirare. (Vanity Fair)

    Gli Outfit non sono solo abiti ma strumenti narrativi: aiutano gli attori a incarnare il ruolo già nella posa, nei movimenti, nell’atteggiamento. Il vestito che Demi indossa, ispirato a Mary Stuart, ricco di pietre e dramatica teatralità, è un esempio di quanto la moda abbia influenzato direttamente la costruzione del personaggio. (Vanity Fair)

    Scrittura, ritmo e montaggio

    Jonze e Reijn hanno parlato di uno stile di lavoro rapido, quasi febbrile: il film dura circa 30 minuti ed è stato montato in tre settimane. (Vanity Fair) Una produzione che, pur nella complessità, ha lasciato spazio alla libertà creativa: il corto è costruito come un flusso di coscienza, con immagini che dialogano con la musica, con il design, con l’idea di famiglia e maschera. (Vanity Fair)

    Colonna sonora

    La playlist che ha accompagnato la produzione è molto eclettica: brani italiani come “Guarda che luna”, insieme a pezzi contemporanei come “Mood Swings” e “Nosebleeds” (Little Simz, Doechii…). La musica non è semplice cornice: è motore narrativo, porta all’interno della tensione che il corto vuole evocare. (Vanity Fair)


    Il tema: famiglia, apparenza, disillusione

    Il corto indaga il dualismo tra ciò che appare e ciò che davvero abita le relazioni all’interno di un clan potente. La famiglia Gucci – idealmente – è una comunità perfetta: bello, elegante, rispettabile. Ma nel film le luci si spengono sui momenti di fragilità, le tensioni, le aspettative non corrisposte: la festa diventa teatro di conflitti interiori.

    Questo contrasto è reso palpabile non solo attraverso la sceneggiatura, ma attraverso il linguaggio visivo: i costumi opulenti, gli ospiti impeccabili, tutto è sul punto di sfaldarsi. Le finzioni del potere, del privilegio, dello status vengono messe in discussione.


    Il lavoro dietro le quinte: collaborazione creativa

    La regia condivisa tra Spike Jonze e Halina Reijn è qualcosa di raro: entrambi parlano di un processo intenso, fatto di dialogo continuo, meditazione creativa, di un immersione totale nello spirito della collezione e nell’universo Gucci. (Vanity Fair)

    Demna è stato molto preciso nel comunicare le sue idee ma anche aperto alla sperimentazione. Questo mix – forte struttura concettuale + libertà artistica – ha permesso di creare un film che non è solo promozione moda ma esperienza visiva, quasi performativa. (Vanity Fair)


    Gucci tra moda e cinema: che cosa cambia

    Con The Tiger, Gucci non si limita a presentare abiti: crea un film che racconta una storia, che fa riflettere sul lusso, sulla famiglia, sull’identità. È un salto che conferma come le maison oggi ambiscano non solo a definire trend ma a costruire narrazioni culturali.

    L’estetica moda, con le sue regole rigide di posa e bellezza, viene messa in discussione: il film mostra che l’estasi estetica può nascondere crepe, imperfezioni, piccole catastrofi emotive. In questo senso, The Tiger celebra non tanto l’ossessione per la perfezione quanto la tensione verso di essa.


    Risonanza e critica

    Non è ancora chiaro come The Tiger sarà accolto dal pubblico al di là del mondo della moda, ma tra gli addetti ai lavori si parla già di una pietra miliare nel modo di comunicare una collezione. Alcune recensioni mettono in evidenza la densità emotiva, la cura dei dettagli, la capacità del film di essere affascinante ma inquietante allo stesso tempo.

    Altri si interrogano: quanto è facile misurare il confine tra marketing e arte? Quando un film di moda diventa troppo spettacolare, può perdere autenticità? The Tiger rischia di essere criticato da chi ritiene che il messaggio resti secondario rispetto al brand.


    Conclusione

    The Tiger rappresenta un punto di incontro fra moda, cinema e filosofia dell’apparenza. Gucci, sotto la guida di Demna, chiede allo spettatore di guardare dietro la cortina: di vedere non solo il lusso, ma anche ciò che è fragile, ciò che resiste sotto le luci. È un invito a riflettere: che cosa significa far parte di una famiglia potente, essere erede, essere spettatore, essere modello?

    Vedere il film non basta: bisogna restare anche nei silenzi che lascia, nelle domande che non risponde. Come: se fossi tu in quella stanza con un tigre, cosa faresti?


    Link esterni utili:

    • Vanity Fair – “Directors Spike Jonze and Halina Reijn On Creating Gucci’s Film, The Tiger” (Vanity Fair)
    • Gucci – Collezione “La Famiglia” (Vanity Fair)
    • Playlist / brani citati (“Guarda che luna”, Little Simz, Doechii) su Spotify

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