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  • Lutto nel giornalismo: morto Emilio Fede, ex direttore del Tg4 e il distacco da Berlusconi


    “È morto Emilio Fede, storico direttore del Tg4: 94 anni di carriera, scandali e distacco dalla famiglia Berlusconi. Scopri biografia, scandali, lutto.”

    Il giornalismo italiano perde una delle sue figure più controverse e riconoscibili: Emilio Fede è morto il 2 settembre 2025 a 94 anni. Storico direttore del Tg4 e protagonista di una carriera lunga oltre mezzo secolo, Fede lascia dietro di sé un’eredità complessa, fatta di successi professionali, legami con il potere politico, polemiche e processi giudiziari. La notizia della scomparsa è stata confermata dalla figlia Sveva, che ha comunicato con un messaggio breve ma toccante: «Papà ci ha lasciato» (SkyTG24).


    Gli inizi di una lunga carriera

    Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, il 24 giugno 1931, Emilio Fede mostrò fin da giovane una naturale inclinazione per il mondo della comunicazione. Dopo le prime esperienze giornalistiche con Il Momento e la Gazzetta del Popolo, entrò in Rai dove collaborò a programmi come Il circolo dei castori e prese parte alla nascita di format innovativi come TV7 sotto la guida di Sergio Zavoli.

    La sua carriera ebbe una svolta negli anni Settanta, quando nel 1976 divenne conduttore del TG1. Nel 1977 guidò la prima edizione a colori del telegiornale, e dal 1981 ne assunse la direzione. Rimane celebre la sua copertura in diretta della tragedia di Vermicino, quando l’Italia intera seguì per ore le operazioni di soccorso per il piccolo Alfredino Rampi. Quella trasmissione, che toccò punte di 25 milioni di telespettatori, rappresenta ancora oggi uno spartiacque nella storia della televisione.


    Dalla Rai a Fininvest: l’incontro con Berlusconi

    Dopo una controversia legata a un procedimento per gioco d’azzardo che lo portò a lasciare la Rai nel 1987, Emilio Fede trovò terreno fertile nel nascente impero televisivo di Silvio Berlusconi. Assunse incarichi di rilievo all’interno della Fininvest, prima con Videonews, poi con Studio Aperto e, dal 1992, con il Tg4 di Rete 4.

    Il rapporto tra Fede e Berlusconi fu per anni strettissimo. Il direttore del Tg4 divenne uno dei più fedeli sostenitori del leader di Forza Italia, spesso accusato di utilizzare il notiziario come strumento di propaganda politica. Il suo stile diretto, talvolta fazioso, era tanto criticato quanto seguito: il Tg4, sotto la sua guida, divenne un telegiornale con un’identità fortissima, amata da una parte del pubblico e contestata dall’altra.


    Le polemiche e i processi giudiziari

    Il nome di Emilio Fede è legato anche a vicende giudiziarie che ne hanno segnato gli ultimi decenni di vita. Su tutte, il coinvolgimento nello scandalo Ruby-gate, esploso nel 2010. Fede venne accusato di favoreggiamento della prostituzione nell’ambito delle serate organizzate ad Arcore con Silvio Berlusconi.

    Nel 2019 la Cassazione confermò la condanna per Fede insieme a Lele Mora e Nicole Minetti. A causa dell’età avanzata e delle sue condizioni di salute, il giornalista non entrò in carcere, ma scontò la pena agli arresti domiciliari. Nel 2020 fece notizia un suo arresto a Napoli per evasione dai domiciliari: si era recato a festeggiare il suo 89° compleanno in un locale, nonostante il divieto.

    Questi episodi contribuirono ad appannare ulteriormente la sua immagine pubblica, già segnata da anni di satira, polemiche e parodie televisive. Tuttavia, il suo volto rimaneva uno dei più noti del giornalismo televisivo italiano.


    Il distacco dalla famiglia Berlusconi

    Se la sua carriera fu legata indissolubilmente a Silvio Berlusconi e alle reti Mediaset, gli ultimi anni furono segnati da un distacco sempre più evidente. Già nel 2014, quando aderì al movimento politico “Uniti si vince” a sostegno di Berlusconi, la sua tessera di socio fondatore gli fu revocata dopo la pubblicazione di intercettazioni imbarazzanti che riguardavano figure vicine all’ex premier.

    Quell’episodio sancì simbolicamente la fine del sodalizio. Fede non trovò più spazio nei palinsesti Mediaset né ricevette incarichi ufficiali nell’orbita della famiglia Berlusconi. Un vero e proprio abbandono che lui stesso soffrì, come confidò in diverse interviste. Da uomo che aveva legato la sua carriera e la sua identità professionale al Cavaliere, Fede visse la lontananza come un tradimento personale oltre che come un taglio professionale.

    Il suo isolamento nel mondo televisivo divenne evidente. Negli anni successivi visse una vita appartata, con qualche rara ospitata televisiva e apparizioni mediatiche legate più alle sue vicende giudiziarie che al suo lavoro giornalistico.


    Gli ultimi anni e la morte

    Negli ultimi tempi Emilio Fede viveva presso la Residenza San Felice di Segrate, nei pressi di Milano. Le sue condizioni di salute erano fragili e solo pochi giorni prima della morte si era diffusa la notizia di un peggioramento improvviso.

    Il 2 settembre 2025, all’età di 94 anni, si è spento. La figlia Sveva, da sempre vicina al padre, ha annunciato la scomparsa attraverso l’agenzia Adnkronos. Le sue parole hanno commosso il mondo della televisione e del giornalismo: «Papà ci ha lasciato».

    La notizia è rimbalzata rapidamente su tutti i media italiani, riportando alla memoria una figura che, nel bene e nel male, ha segnato la storia del giornalismo televisivo nazionale.


    Un’eredità controversa

    L’eredità di Emilio Fede è complessa e controversa. Da un lato, fu un giornalista capace di introdurre un linguaggio diretto e popolare nei telegiornali italiani, dando al pubblico la sensazione di essere sempre parte della notizia. Dall’altro, fu accusato di piegare l’informazione alle logiche politiche e di parte, rendendosi protagonista di quello che molti definiscono un giornalismo militante.

    Il suo nome rimarrà legato a due fasi della televisione italiana: quella pubblica della Rai, segnata da grandi eventi e da un ruolo centrale nel servizio pubblico, e quella privata della Fininvest/Mediaset, dove divenne simbolo dell’informazione schierata al fianco di Silvio Berlusconi.

    L’abbandono da parte della famiglia Berlusconi negli ultimi anni aggiunge un elemento di tragicità al suo percorso, mostrando come i legami costruiti in decenni di collaborazione possano dissolversi rapidamente quando il potere e la scena pubblica si spostano altrove.


    Conclusione: un addio che segna la fine di un’epoca

    Con la morte di Emilio Fede si chiude definitivamente un capitolo importante della storia televisiva italiana. La sua figura rappresenta allo stesso tempo l’ascesa e il declino di un certo modo di fare informazione, indissolubilmente legato al rapporto tra giornalismo e politica.

    Fede resterà nella memoria collettiva come un personaggio divisivo: amatissimo dai suoi sostenitori, ironizzato e criticato dai detrattori. La sua parabola professionale, segnata dall’abbandono finale della famiglia Berlusconi, è il simbolo di quanto il giornalismo possa essere fragile quando diventa troppo legato ai destini del potere.

    L’Italia saluta così uno dei suoi volti più noti, un uomo che ha incarnato, con le sue luci e le sue ombre, mezzo secolo di televisione e informazione.


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